Journal — Il laboratorio

Tadelakt: l'intonaco che trasforma i muri in pietra

A Marrakech la calce viene pressata e levigata a mano finché brilla come la pietra e resiste all'acqua. Una finitura secolare che ancora oggi non ha equivalenti industriali.

Casarin Journal — 5 min di lettura

Nicchia curva rifinita in tadelakt avorio lucidato

Certi muri sembrano pietra e al tatto ricordano la pelle. Il tadelakt è un intonaco di calce di Marrakech, pressato e levigato a mano finché diventa liscio, morbido al tatto e resistente all'acqua. Da secoli riveste hammam e riad. Oggi è anche la superficie di alcuni nostri pezzi.

01Un intonaco di Marrakech

Il tadelakt viene dalla regione di Marrakech, dove la calce è da tempo cotta in fornace e spenta a mano. Il suo nome si fa risalire di solito a una parola che significa strofinare o impastare, una descrizione fedele del modo in cui nasce: il materiale viene lavorato, compresso e levigato molto più a lungo di qualsiasi intonaco comune.

Fu usato inizialmente dove l'acqua è ovunque: hammam, fontane, vasche, i muri dei cortili dei riad. Una superficie lavabile, che non si crepa al caldo e che con il tempo diventa solo più bella.

Un artigiano lucida una parete in tadelakt con una pietra di fiume levigata a Marrakech
La levigatura con un ciottolo di fiume: ore di lenta pressione circolare, una porzione dopo l'altra.

Il tadelakt non si stende. Si pressa, ancora e ancora, finché accetta di brillare.

02Calce, pietra e sapone nero

La ricetta è breve, ed è proprio questo il punto. Calce, acqua, a volte un pigmento minerale. Tutto il resto è gesto.

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    La calce

    La calce viene spenta e lasciata riposare finché diventa una pasta densa e lavorabile.

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    Applicazione

    L'intonaco viene steso con la cazzuola in più strati sottili, poi pressato quando è ancora fresco.

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    Levigatura

    Un ciottolo di fiume liscio viene strofinato sulla superficie più e più volte, chiudendo i pori e facendo emergere una lucentezza morbida.

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    Sapone nero

    Il sapone nero a base di olio d'oliva viene lavorato nella superficie. Reagisce con la calce e la rende idrorepellente.

Grassello di calce e calce in polvere con una cazzuola su un tavolo da laboratorio
Pasta e polvere di calce: tutta la ricetta, prima che il lavoro cominci.
Primo piano di intonaco tadelakt salvia lucidato, con una lucentezza simile alla pietra

Una superficie che conserva il segno della mano

Non esistono due superfici di tadelakt uguali. Il colore si vela leggermente, la lucentezza cambia con la luce, i segni della pietra restano appena visibili. È più vicino a una pelle che a un rivestimento.

Per questo lo usiamo sugli oggetti. Su un vaso, il tadelakt trasforma una forma semplice in qualcosa che si desidera toccare: opaco da lontano, morbido e quasi tiepido da vicino.

03Vivere con il tadelakt

Il tadelakt invecchia bene. Si pulisce con un panno morbido e un po' d'acqua e può essere ravvivato di tanto in tanto con un sottile strato di sapone nero. Con gli anni i piccoli segni si fondono nella superficie invece di risaltare.

Chiede una cosa sola: essere trattato come un materiale naturale, non come plastica. In cambio offre una presenza silenziosa che nessuna finitura industriale sa imitare.

Sapone nero marocchino e pietre per lucidare su una mensola in tadelakt
Sapone nero e pietre per levigare: gli unici strumenti che toccano la superficie finita.
Vaso in tadelakt salvia Casarin in un interno minimalista in tadelakt
Il vaso scultoreo in tadelakt color salvia tenue, nel suo elemento.

Creato senza fretta

Calce, modellata a mano.

I nostri pezzi in tadelakt sono realizzati uno alla volta, levigati a mano e sigillati con sapone nero. Ognuno porta le proprie nuvole e la propria luce.